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Il sarto dello scudetto: Angelo Lorenzetti a Belluno

06/06/2026

Il sarto dello scudetto: Angelo Lorenzetti a Belluno

Alcuni allenatori parlano di schemi. Altri di vittorie. E altri ancora, di persone. Angelo Lorenzetti appartiene a quest’ultima categoria. Nella Sala Zanardelli di Palazzo dei Rettori, gremita in ogni ordine di posto per l’incontro “Il sarto dello scudetto: come cucire il successo su ogni società”, il tecnico della Sir Safety Perugia non ha portato formule magiche, né segreti tattici custoditi in qualche lavagna. Ha portato una visione. Una filosofia. Un modo di stare nello sport e, forse, anche nella vita.


AMORE - Il Belluno Volley ha contribuito ad alimentare l’appuntamento legato allo Sport Business Forum - manifestazione organizzata da Confindustria e Nord Est Multimedia - con uno degli allenatori più vincenti del panorama internazionale. Un uomo che, nella stessa stagione, ha conquistato scudetto, Supercoppa italiana, Champions League e Mondiale per Club. E che, proprio per questo, avrebbe avuto tutte le ragioni per parlare di trionfi. Invece ha scelto di raccontare altro. «Il mio percorso parte dall’amore per la pallavolo», ha esordito. 


AIUTO SUSSURRATO - «La partita è il momento dei giocatori. L’aiuto va sussurrato». Una frase che racchiude una precisa idea di leadership: quella che non invade, ma accompagna. Che non pretende il centro della scena, ma sa quando fare un passo indietro. E forse non è un caso che il titolo dell’incontro parlasse di un sarto. Perché Lorenzetti si definisce attraverso una metafora semplice e potente: «Lo sport è come entrare in una boutique. Permette sempre di trovare il vestito adatto. Il mio abito è quello dell’allenatore».


MICROCOSMO - Il pubblico ascolta. Prende mentalmente appunti. Sorride. Riflette. Perché il tecnico marchigiano alterna leggerezza e profondità con la naturalezza di chi ha imparato che le relazioni, prima ancora delle vittorie, cementano i gruppi. «Una società è un microcosmo: un insieme di strutture infinitamente piccole che sostengono la materia. Tutti noi siamo piccoli nei confronti del club. E questo ci invita a non “tirarcela” troppo». È una lezione di umiltà che vale per chiunque. Pure per i campioni: «Lo dico anche ai giocatori più quotati: sei piccolo rispetto alla società».


LAMENTELE - Nel suo racconto non c’è spazio per gli alibi: «La lamentela non aiuta il miglioramento, mette solo in moto le frustrazioni. Non voglio lamentele, bensì richieste». Il linguaggio, per Lorenzetti, è sostanza. «Le parole non sono mai neutre. Creano azioni». E anche l’uso dei singoli termini è importante: «Una squadra deve essere brava, non forte. Il “forte” si appiccica alla persona. Il “bravo” al fare».


STORIA - Sono concetti che parlano direttamente al Belluno Volley: a una società che, negli ultimi anni, ha arricchito il proprio percorso attraverso il lavoro, l’identità e il senso di appartenenza. A introdurre l’incontro sono stati il presidente Sandro Da Rold e Flavio Mares, vice presidente di Confindustria Belluno Dolomiti e amministratore delegato Imap, mentre fra il pubblico non è passato inosservato un volto che appartiene alla storia della pallavolo cittadina: Jouni Parkkali, indimenticato schiacciatore finlandese di Damiani e Lozza, tra il 1983 e il 1985. E proprio la storia, in fondo, era uno dei fili invisibili dell’appuntamento. Quando Lorenzetti ha raccontato l’emozione vissuta durante l’esperienza nelle Nazionali giovanili, il tono si è fatto più intimo: «Nel momento in cui ho indossato l’azzurro, ho fatto uscire lo staff dalla stanza e mi sono guardato allo specchio. Diventare commissario tecnico, un domani? Il desiderio c’è. Ma non è una pretesa».


VITTORIA E SCONFITTA - Il primato, nella visione del coach, non coincide con una medaglia. «Il successo è il progredire. È la differenza tra quello che ero e ciò che sono diventato. Non ha nulla a che vedere con la vittoria». In un mondo sportivo spesso ossessionato dal risultato, Lorenzetti ha ricordato che perdere non è un’anomalia. «La sconfitta, nello sport, è come la morte: è naturale». E il compito di una squadra non è proteggere ciò che possiede: «In campo si va per conquistare, non per difendere».


BUSSOLA - Parole che risuonano come una bussola. Per chi allena. Per chi gioca. Per chi dirige una società. E per chi, semplicemente, prova ogni giorno a migliorare. Perché, al termine dell’incontro, la sensazione era chiara: il Belluno Volley non ha assistito alla lezione di un tecnico che ha vinto tutto. Ha incontrato un uomo che continua a considerare ogni traguardo un viaggio. E non una destinazione.